Proseguiamo alla “scoperta“ delle molte possibilità di uso di questa terapia.

  • Il bagging
  • L’acqua ozonizzata
  • L’olio ozonizzato

Il bagging è una metodica utilizzata da molti anni per il trattamento delle patologie circolatorie ( venose ed arteriose ) degli arti ( soprattutto gli arti inferiori ), delle microangiopatie diabetiche, come tecnica atta a prevenire l’amputazione in caso di ulcere profonde ( il ben noto piede diabetico ). E’ una tecnica molto semplice, di facile attuazione, pressoché indolore ( nelle grosse ulcere diabetiche il paziente può avvertire un fastidioso senso di prurito che si attenua con il passare dei minuti ) e che prevede l’uso di appositi sacchetti di plastica resistente all’ozono che vengono utilizzati come una calza che sarà fermata a monte, cioè sopra alla zona da trattare. Attraverso un apposito deflussore monouso, si crea il vuoto nel sacchetto e subito dopo si immette una quantità di miscela di ozono/ossigeno a concentrazione predeterminata sino a riempirlo. Il trattamento dura all’incirca 30 minuti e può essere o meno supportato anche dalla GAET. Questa è una scelta che dipende dall’esperienza del medico e viene valutata caso per caso.

Ricordando il potere battericida dell’ozono…Ricordo ( di tantissimi anni fa ) quando ad uno stage assistetti alla mia prima seduta di bagging. Paziente di anni 76, diabetico e con un’ulcera necrotica sulla gamba di circa 20 centimetri di lunghezza per una larghezza massima di circa 10 centimetri. Gli era stata proposta l’amputazione e quella tecnica “ misteriosa “ rappresentava per lui l’ultima spiaggia. Quando scoprì l’ulcera, togliendo la medicazione, l’odore ( o meglio il fetore ) della putrefazione riempì il piccolo ambulatorio dove stavamo svolgendo il nostro stage. Dopo trenta minuti, rimosso il sacchetto, si poteva percepire a malapena un lievissimo sentore di ozono ( a fine seduta il gas viene aspirato dalla macchina perché è dannoso se respirato ) ma dell’odore del tessuto necrotico nessuna traccia.

Non ricordo più quante sedute fece il paziente ( venne affiancata anche la GAET ) ma seppi poi che dopo due mesi l’amputazione non venne più presa in considerazione ed il paziente, pur con l’utilizzo del bastone per deambulare, andava ancora a potare la sua vigna! Decisamente un’altra qualità della vita…

Giusto sottolineare che, in virtù delle proprietà antifungine ( o antimicotiche ) dell’ozono, questo trattamento può portare notevole beneficio nella terapia dell’onicomicosi, cioè una infezione della lamina   ( una parte dell’unghia ) causata da agenti patogeni come il Trichophyton rubrum e il Trichophyton mentagrophytes e dalla Candida Albicans ( i pù frquenti ma se ne possono trovare anche altri se pur statisticamente inferiori ). Il tutto senza utilizzare nessun farmaco.

Ma continuo a ripetermi, l’ozono non è la panacea di tutti i mali e non fa miracoli, però certi risultati, per contro, non possono e non devono essere sottaciuti.

Procediamo ora con le ultime due applicazioni:

l’acqua ozonizzata si ottiene attraverso un apposito accessorio chiamato “ gorgogliatore “ che è collegato alla nostra attrezzatura elettromedicale che utilizziamo abitualmente per tutto ciò che abbiamo sino ad ora elencato.

E’ buona norma avere a disposizione acqua bidistillata, purissima e senza sali, che viene quindi trasformata in acqua iperozonizzata. Importante e corretto è precisare che in commercio si trovano tantissime apparecchiature per l’ozonizzazione dell’acqua, ho letto pagine e pagine di documenti contenenti errori a volte macroscopici, soprattutto sul tempo necessario a produrla…

Su un sito ( del quale risparmio il nome… ) lessi che erano sufficienti solo cinque minuti per averla a disposizione. Per ozonizzare un litro di acqua ci vogliono almeno trenta minuti e si deve essere in grado di misurare la quantità di ozono prodotta. Questo significa lavorare in modo corretto. L’utilizzo di acqua ozonizzata vede la sua indicazione principale nella eradicazione del ben noto Helicobacter Pylori ( HP ) che moltissimi lettori avranno già sentito nominare e che è causa di gastriti continue che ciclicamente obbligano il paziente alla “ bonifica “ con cicli di antibiotico. L’assunzione di tre/quattro bicchieri al giorno di acqua ozonizzata ha visto risolvere casi di gastrite da HP in soli quindici giorni e senza antibiotico. Perché non provarla…? Migliorando quindi le nostre capacità digestive diamo anche un grosso aiuto al nostro microbiota intestinale, dal quale dipende la salute intera del nostro organismo.

Molti anni fa l’American Journal of  Epidemiology pubblicò uno studio nel quale sosteneva che un consumo giornaliero di acqua ozonizzata abbassava in modo significativo l’incidenza dell’infarto. Se facciamo mente locale a tutto ciò che abbiamo letto sino ad ora delle proprietà dell’O3 sulla circolazione del sangue e della sua ossigenazione in effetti una logica la si trova…

L’olio ozonizzato si produce anch’esso con l’utilizzo di apposito gorgogliatore ( come per l’acqua ) ma per tempi decisamente più lunghi ( circa 4 ore ) durante cui l’ozono viene immesso con un flusso costante nel gorgogliatore. Minore è l’acidità dell’olio e meglio è, solitamente si utilizzano olii di girasole oppure extravergine di oliva, indiscutibilmente di ottima provenienza.

Lo si utilizza nelle ulcere croniche o nelle piaghe da decubito ( ove ad esempio un bagging sarebbe più difficile da eseguire. Ma si può utilizzare anche per una tecnica chiamata oil pulling e che consiste nello sciacquarsi la bocca per alcuni minuti ( dai cinque ai dieci )per poi sputare l’olio. In virtù delle proprietà antibatteriche dell’ozono, trova utilizzo nel trattamento della cosiddetta malattia parodontale, la più conosciuta “ piorrea “. Esistono poi anche creme cosmetiche contenenti olio ozonizzato.

Dal prossimo articolo passeremo in rassegna tutti i vari tipi di trattamenti in base alle singole patologie.